





GIORGIO MORANDI
E’ sempre più difficile parlare di investimenti in un momento così delicato come quello attuale, soprattutto quando ad investire sono i collezionisti. Secondo le statistiche elaborate da Nomisma sui dati rilevati dal Giornale dell’Arte e da ArtEconomy24, il fatturato delle sette case d’asta italiane più importanti sarebbe sceso del 2,0%, mentre il numero delle aste si sarebbe ridotto ad una percentuale del -8,6%. Dalle 76 aste del 2010 si è passati alle 70 del 2011, così come il fatturato è sceso da 117,63 milioni di euro del 2010, ai 115,19 milioni di euro del 2011. La maggiore percentuale di vendite spetta a Christie’s italia seguita dalla Meeting Art, dalla Farsettiarte, dalla Sotheby’s Italia, dalla Porro, dalla Pandolfini ed infine, dalla Wannanes nonostante si prevedono licenziamenti per le filiali italiane di Sotheby’s e Christie’s mentre risale allo scorso marzo la notizia del fallimento di Finarte per un buco di 11 milioni di euro. Sempre secondo le statistiche rilevate dal Nomisma risulta che il giro d’affari complessivo dell’arte in Italia ammonta a quasi 1,4 miliardi di euro di cui il 43% riguarderebbe l’arte moderna e contemporanea, con una posizione di vantaggio del contemporaneo sull’arte moderna. C’è da dire però, che le scelte sul mercato internazionale privilegiano l’investimento in arte a quello in azioni e che il settore contemporaneo tiene eccezionalmente il passo alla leadership dell’oro. Per quanto riguarda le scelte del collezionista si assiste ad un ridimensionamento di gusto e di valore di mercato rispetto ad artisti come Jeff Koons, Damien Hirst, Takashi Murakami e Richard Prince che avevano raggiunto quotazioni vertiginose solo fino a qualche anno fa. Secondo quanto sostiene ARTEFIERA ART FIRST, fiera internazionale di arte contemporanea di Bologna svoltasi dal 27 al 30 gennaio (la più importante mostra-mercato italiana di arte moderna e contemporanea e tra le più accreditate in Europa), la scena italiana ha visto affermarsi artisti come Domenico Gnoli. “Busto femminile di dorso” è stato acquistato in ottobre da Christie’s a Londra alla cifra record di 2,3 milioni di sterline (3,5 milioni di euro) superando le 500/700 mila sterline previste. Sempre in ottobre a Londra sono state battute all’asta le opere degli artisti italiani del dopoguerra. Una "Combustione di legno” (1957) di Alberto Burri ha raggiunto la cifra di 3,1 milioni di sterline (4,8 milioni di euro), mentre un “Achrome” di Piero Manzoni è stato aggiudicato a 3,2 milioni di sterline (4,9 milioni di euro). Stabile Lucio Fontana (i cui “Tagli”si aggirano tra 1,4 e 1,2 milioni di euro) ed Enrico Castellani; un “Senza titolo” (1963) proveniente dal North Carolina Museum of Art è stato venduto a Milano da Christie’s per 227 mila euro, mentre una "Superficie bianca" del 1967 ha sfiorato la cifra di 504 mila euro. Si rivaluta anche l’Arte Povera con Michelangelo Pistoletto che in ottobre da Sotheby’s a Londra è stato battuto per 553 mila sterline (850 mila euro) mentre l'opera Piede di Luciano Fabro ha raggiunto la cifra di 277 mila sterline (425 mila euro). I collezionisti americani preferiscono investire su Marino Marini, mentre Giorgio Morandi e Giorgio De Chirico restano i nomi italiani più apprezzati sul mercato internazionale. Una "Natura morta" (1941) di Morandi è stata battuta da Christie’s a Londra a 541 mila sterline (830 mila euro). Per la scultura, le opere di Luigi Ontani sono state aggiudicate lo scorso aprile da Sotheby’s a Milano tra 44 e 46 mila euro. Arte Povera e Transavanguardia, interessante vetrina a Bologna per collezionisti ed estimatori, si pongono all’attenzione nelle aste pubbliche internazionali. Per la Transavanguardia si resta nei limiti del buon investimento con una quotazione di mercato che oscilla tra i 50 e i 200 mila euro. Per un investimento ancora più conveniente, tra i 10 e i 60 mila euro, c’è quello sugli artisti della Pittura Analitica degli anni ’70 e della Nuova Scuola Romana degli anni Ottanta a cifre comprese tra i 5 ed i 20 mila euro. Un'ottima occasione di investimento resta l'arte italiana della prima metà del Novecento dove è possibile fare buoni affari. Il dipinto "Quattro donne" (1938) di Massimo Campigli è stato aggiudicato per 290 mila euro in un'asta di Christie's a Milano lo scorso novembre.
Fonti: Nomisma - ArteFiera ArtFirst
Scritto da Antonella Colaninno


APOLLO DEL BELVEDERE
DORIFORO di Policleto
“Si parla sempre dello studiare gli Antichi; ma che altro significa ciò, se non: rivolgiti verso il mondo reale e cerca di esprimerlo, perché questo facevano gli Antichi allorchè vissero.” Johann Wolfgang von Goethe, 1826.
Rileggere un testo per ricordare ciò che si è dimenticato, per approfondire alcuni aspetti a cui si è dato uno sguardo forse un po’superficiale è ciò che spinge il lettore a sfogliare le pagine di libri già letti. Lo studioso, nelle sue riletture, darà nuovo valore ai contenuti e soprattutto, li analizzerà con occhio diverso per scoprire nuove prospettive e possibili spunti di ricerca. Introduzione all’archeologia di Ranuccio Bianchi Bandinelli è un importante volumetto di studio per gli studenti di Storia dell’Arte e di Archeologia, un vademecum di consultazione che spesso gli studiosi rileggono con maggiore consapevolezza ed approfondimento. Un testo sulle grandi campagne di scavo e sullo studio delle fonti che, secondo l’autore, corrono su tre “fili diversi”: “la conoscenza delle fonti scritte, la conoscenza dei materiali reperiti dallo scavo, il criterio metodologico per portare quelle nozioni a giuste conclusioni storiche.”
In passato, si pensava che l’archeologia fosse pura contemplazione dell’antico, edonismo fine a se stesso. Winkelmann aveva fatto un grande salto di qualità negli studi sulla classicità attraverso il passaggio dall’erudizione fine a se stessa, pura e semplice curiosità accademica, ad una ricerca cronologica dell’arte antica che approfondirà l’analisi dell’evoluzione degli stili e porterà alla nascita dell’archeologia intesa come storia dell’arte (“Storia delle arti del disegno presso gli antichi”, 1764). Per oltre un secolo prevalse l’aspetto estetico che escludeva tutto ciò che non rientrava nei canoni del Neoclassicismo. Solo con il superamento del Neoclassicismo, la ricerca archeologica si svolgerà su parametri storici oltre che su considerazioni di tipo estetico e la storia dell’arte sarà accompagnata dalla documentazione diretta del lavoro di scavo e si attribuirà alla stessa archeologia il ruolo di indispensabile strumento della ricerca storica. Lo studio del Winkelmann però, ebbe i suoi limiti. Lo studioso tedesco infatti, ignorava che il marmo bianco delle statue da cui era profondamente affascinato era stato un tempo, ricoperto di uno strato di colore, così come ignorava che il bello delle statue antiche era solo ideale, costruito su canoni di perfezione, affatto riconducibile ai modelli reali dell’epoca. Dopo il Winkelmann, la ricerca archeologica seguirà il metodo filologico attraverso lo studio delle fonti antiche (Plinio il Vecchio, Pausania, Ateneo e Luciano) in cui sono citati gli artisti e le loro opere d’arte. Questo nuovo metodo di indagine porterà alla conclusione che il Winkelmann non aveva mai visto originali greci in bronzo, ma solo copie romane in marmo munite di puntelli per la statica. Attraverso il metodo filologico saranno identificati il Doriforo di Policleto e l’Apoxyomenos di Lisippo. Con l’inizio dell’Ottocento, si avviano le prime campagne di scavo che porteranno alla luce una serie di opere greche originali. Nel 1809 saranno effettuati i primi scavi del Foro Romano, “detto fino ad allora Campo Vaccino perché luogo di pascolo e campo di fiera.” Gli scavi saranno interrotti e poi ripresi nel secondo dopoguerra. Nella seconda metà dell’Ottocento, partiranno le grandi spedizioni da parte di Inglesi, Francesi e Tedeschi; nel 1863 gli scavi di Samotracia riporteranno alla luce la famosa Nike che sarà esposta al Louvre. Nel 1871, negli scavi di Atene, saranno rinvenuti per la prima volta i vasi in stile geometrico non ancora conosciuti dagli studiosi, un vero e proprio stile (il più antico, anteriore a quello classico ed ellenistico) che si ispira al vasellame preistorico. Nel 1875 si avviano gli scavi di Olimpia e poi quelli di Efeso e di Pergamo, dove fu scoperto l’altare di Pergamo e con esso, la scultura ellenistica carica di pathos e basata tecnicamente sul chiaroscuro e sul rilievo plastico “che influenzò la pittura pompeiana.” I Francesi saranno impegnati negli scavi di Delo (1877) che porteranno a conoscenza di un sito mai abitato dai Greci poiché luogo sacro dedito al culto di Apollo (lo sarà poi, sotto i Romani); e negli scavi di Delfi (1879) (santuario più importante dopo quello di Olimpia). Dal 1738 al 1766 saranno intrapresi gli scavi di Ercolano (difficoltosi a causa della colata di fango caldo indurito sotto cui era stata sepolta la città) e dal 1748 quelli di Pompei (del Fiorelli). Le ricerche condotte dagli Inglesi negli insediamenti greci dell’Asia Minore hanno identificato la presenza di grandi sepolcri (Mausoleo di Alicarnasso) caratteristici della zona (tipica dei “sovrani locali”) ed assenti sul territorio della Grecia. Lo Schliemann, ricco uomo di affari ed appassionato di Omero, condurrà nel 1871 una campagna di scavo nella Troade dove scoprirà la città di Troia confermando la sua distruzione a causa di un incendio.
Scritto da Antonella Colaninno
Bianchi Bandinelli (1900 – 1975) ha insegnato Archeologia e Storia dell’arte antica a Cagliari, Pisa, Groningen, Firenze e Roma fino al 1965. Dal ’45 al 48 è stato Direttore generale delle Antichità e Belle Arti. Ha ideato e diretto l’Enciclopedia dell’arte antica classica e orientale ed è stato fondatore e direttore delle riviste Società e Dialoghi di Archeologia.


Somerset, Gran Bretagna, 1991 @ Don McCullin (Contact Press Images)

Marc Chagall - Lo spazzino e gli uccelli
Natalia Goncharova
Kazimir Malevich
