


WORLD PRESS PHOTO 11

Quando l’immagine si fa documento. E’ il fotogiornalismo di World Press Photo con le sue storie di vite che attraversano il continente. Un reportage di immagini che diventa memoria collettiva mondiale e fa notizia attraverso la cronaca visiva. “…without our photographs, there is no evidence. Photographs become our world’s collective memory.” David Burnett.
L’arte diviene inchiesta e la cronaca si serve dell’immagine come strumento di indagine e di espressione.
Nata nel 1955, la World Press ogni anno porta i suoi scatti in giro per il mondo informando sulle storie individuali e collettive attraverso una campagna di sensibilizzazione spesso forte e poco confortante accompagnata da un programma di dibattiti e di incontri con i fotografi. La più importante mostra itinerante di fotogiornalismo internazionale giunge per la seconda volta a Napoli al Pan, Palazzo delle Arti dall’8 dicembre 2011 al 4 gennaio 2012. Una iniziativa che ha visto più volte premiato il fotografo statunitense Steve McCurry e che ha decretato la vittoria per il 2010 della fotografa sud americana Jodi Bieber con lo scatto di Bibi Aisha, una donna afgana dal volto sfigurato. La foto, scattata per il Time, è apparsa sulla pagina di copertina della rivista il 9 agosto 2010. Sono tante le foto che sono diventate delle vere e proprie icone di uno status sociale e di un modo di essere. Correva l’anno 1955 quando la foto di un motociclista che cadeva dalla sua due ruote vinceva il primo World Press Photo. Da premio nazionale l’iniziativa ha assunto carattere internazionale e nel 1960, i foto giornalisti olandesi si sono costituiti in una Fondazione.
Scritto da Antonella Colaninno
Mostra visitata il 10 dicembre.
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