Nudo di donna EGON SCHIELE















venerdì 5 agosto 2016

DAVID BOWIE IS


"Mentre Bowie cresceva, il ricordo familiare di un night club nella Soho anteguerra e di un'eredità sperperata devono aver offerto una potente simbologia di emozionanti e seducenti, ma anche pericolose opportunità, che esulavano dai confini di una piccola casa a schiera nei sobborghi londinesi."

di Antonella Colaninno
Personaltà enigmatica e spirito creativo, David Bowie ha percorso mezzo secolo di storia da Ziggy Stardust aThin White Duke, vendendo oltre 140 milioni di album. Performer innovativo, ha ispirato artisti, musicisti e designers e ha affiancato le grandi rivoluzioni in corso in quegli anni per la libertà di espressione individuale e sessuale. “La sua influenza nel vasto ambito dei concerti, della moda, dell'arte, del design e delle politiche identitarie continua a plasmare ancora oggi, la cultura contemporanea [...]” ha rappresentato l'avanguardia e ha dettato mode, “Bowie rappresenta il filo rosso che collega Andy Warhol con Bertold Brecht, William Blake, Charlie Chaplin, Antonin Artaud, Salvador Dalì, Marlene Dietrich, Philip Glass, Nietzsche, il glamour di Hollywood, il design, gli zatteroni, il cinema, la musica, Kurt Weil, Berlino, New York, Londra, Alexander McQueen, le Olimpiadi di Londra 2012, Jim Henson, gli atterraggi sulla luna, Kansai Yamamoto, Kate Moss e Marshall McLuhan.” (Victoria Broackes e Geoffrey Marsh). La mostra in corso al MAMbo di Bologna offre la possibilità di avere una visione complessiva dell'archivio personale di uno degli artisti più influenti del secolo scorso, e offre inoltre un contributo a sostegno della conservazione dei beni culturali iconici, per la quale la maison Gucci, sponsor dell'evento, sta lavorando. Bowie proveniva dai sobborghi londinesi, un quartiere con case a schiera su due livelli, al numero 4 di Plaistow Grove, dove visse dal 1955 al 1967 come figlio unico di una famiglia di estrazione medio bassa, condividendo solo pochi momenti con i 4 fratellastri più grandi che i suoi genitori avevano avuto da precedenti relazioni. Nel 1974 lascia Londra all'età di 27 anni per trasferirsi in America, non aveva mai amato molto l'Inghilterra, o almeno quella periferia londinese pericolosa e poco socializzante dalla quale proveniva, ma che caratterizzerà la sua sensibilità britannica unita ad una grande ambizione e a uno sguardo americano. Crebbe solo, nonostante avesse degli amici, dedicando molto tempo a fantasticare e a lavorare di immaginazione, "penso che nella mia famiglia regni un tremenda devastazione emotiva e spirituale". "Mi sentivo spesso, fin da quando ero adolescente, così alla deriva e come isolato da tutti [...] tanti oscuri schletri nell'armadio mi facevano sentire estraneo a tutto." "Volevo essere un artista incredibile, vedere colori, acoltare musica, e loro non facevano altro che respingermi. Mi è toccato crescere demoralizzato e pensavo: "non mi darò per vinto". Dovevo rifugiarmi nella mia stanza e te la porti dietro per il resto della vita." "Volevo diventare un musicista perchè mi sembrava un gesto ribelle, sovversivo." "In un certo senso, se avessi sfondato a metà degli anni '60, non avrei assorbito molte altre influenze."
Come artista Bowie ha raccontato il suo mondo, il suo spazio interiore, i "paesaggi mentali" a cui è dedicato il suo primo film: "The Image", considerato come "uno studio del mondo della realtà illusoria all'interno della mente schizofrenica dell'artista al suo vertice di creatività." "La ricerca artistica sull'immaginazione si intrecciò con un crescente interesse per la "scoperta dell'io" e per le religioni mistiche, in particolare quelle orientali", e persino il consumo di droghe era finalizzato al raggiungimento di nuove forme di percezione. Lindsay Kemp, attore, ballerino, artista, e mimo, personaggio scandaloso all'epoca per i suoi modi effeminati, introdusse Bowie nel mondo dei trucchi e dell'ambiguità sessuale e della vita intesa come arte e palcoscenico. Bowie imparò a recitare e acquisì consapevolezza del "potere dei costumi, delle luci e delle scenografie". "Il suo palcoscenico divenne così lo spazio interiore nel quale esplorò “gli abissi della follia, della paura, dell'isolamento e del disgusto di sè, dell'alienazione, dell'identità sessuale sovvertita.” Bowie ha affiancato le rivoluzioni del suo tempo ed è stato interprete delle trasformazioni culturali, dal sogno utopitico degli anni '60, "che vedevano nell'amore libero un radicale agente di cambiamento politico", all'atmosfera decadente degli anni '70, che aveva esteso i confini dell'identità attraverso l'uso di droghe psichedeliche. Dalle comunità pacifiste, libere e socializzanti degli anni '60, si passa all'ego individuale e alla disillusione dei '70, anche attraverso l'androginia, “contrappunto alla società hippy.” “Space Oddity”, il suo primo album, esce proprio in quegli anni, era il 1969, il protagonista, l'astronauta Layor Tom, abbandona la terra e fluttua nello spazio tra isolamento ossessivo e "purezza e passività asessuata". Gli anni '60 si espressero a metà tra la forza dirompente dei mass media e la romantica riscoperta della natura e della "celebrazione del sesso e delle emozioni". Bowie interpretò e soprattutto sentì questo passaggio culturale della società e, come artista, cercò "di catturare la misura del cambiamento" nella canzone "Changes". Uomo di teatro, attore straordinario e mimo di se stesso David Bowie è stato un dandy dalle “sensibilità urbana”che ha usato la maschera e il trasformismo per estendere la sua ambiguità sessuale, un provocatore elegante, freddo e aristocratico in grado di modificare di continuo il proprio aspetto e di parlare attraverso il linguaggio del corpo, di creare personaggi e dare loro vita propria: spinse infatti l'identità sessuale di Ziggy in un'altra dimensione spazi temporale.          
Decadente e visionario, insensibile al mondo e alle relazioni sociali, Bowie fu un eclettico che ha saputo unire arte e identità sessuale, che dichiarava di non essere fedele a nessuno stile e di essere sempre stato impressionato da tutte le forme di arte del XX secolo. "Bowie è il tipo di artista che nasce solo una volta in una generazione e trascina nella sua scia tutta la cultura dell'epoca”, grazie al fascino, alle sue capacità innovative e al glamour sofisticato del suo personaggio, un vero "leder culturale" in contrasto con la cultura pop del momento, un outsider che "crea la cultura giovanile a propria immagine", guardando alla sottocultura giovanile. "Oggi il personaggio più importante in Europa e in Inghilterra è Marc Bolan, non per quello che dice, ma perchè è stato il primo a riafferrare la cultura dei giovani, imponendo la sua dittatura. E' una specie di asessuato con il tocco della star [...] il rock dovrebbe essere un pò più appariscente. La gente ha paura della prostituzione e in questo business ci dovrebbe essere una prostituzione vera e senza imbarazzo." Bowie era un fenomeno sociale che attraverso la sua arte parlava ai giovani, agli emarginati, agli "alienati". Aveva doti di artista e di designer, ha creato le copertine dei suoi dischi, i costumi di scena, le scenografie e i video e ha prodotto e coprodotto la propria musica. Ha scelto con cura i suoi collaboratori, lasciando loro grande libertà creativa. Sapeva comprendere la gente e aveva un grande intuito che gli ha permesso di anticipare le tendenze. Per lui una canzone doveva assumere "carattere, forma, corpo e influenzare la gente”, doveva essere in grado di coinvolgere come stile di vita."
Bowie è stato un colonizzatore dei territori dell'arte, ha sperimentato i terreni del surreale, è stato una specie di profeta che si è appropriato della sua epoca. "[...] il suo istinto musicale era di un ordine del tutto diverso e la sua capacità di crescita musicale eccezionale." Ha inventato nuovi atteggiamenti, ha avuto il dono della musica e ha saputo rinnovarsi nel lungo arco di tempo della sua carriera artistica, esteta e artista sensibile, pronto a imbattersi in continue metamorfosi."Bowie era magico e superlativo, racconta un fan, affascinato dal personaggio. Aveva le qualità del leader. Era la personificazione stessa della fantascienza. Per me rappresentava le più grottesche espressioni del male e di una realtà extraterrestre oltre ogni immaginazione. Credevo davvero che fosse una sorta di alieno. Non pensavo che fosse normale, umano [...] Lo guardavo, nelle locandine, e cercavo di capire la sessualità racchiusa nei suoi dischi. Lo analizzavo fino allo stremo. Pensavo: Questo significa quello... credo che dovrebbe sapere quanto ha influenzato il modo di vestire della gente, i gesti, il comportamento... Ha fatto qualcosa di tremendo.” "Changes è la storia della vita di Bowie, il quale non fa altro che cambiare. Ecco perchè non ha mai una direzione riconoscibile: lui è tutto in una volta. Ogni canzone è un diverso lato di Bowie e del mondo come lui lo vede." ("New Musical Express", Albums: Bowie at his brilliant best, 29 gennaio 1972). Creava ruoli diversi e sosteneva che all'immagine e al modo di apparire fosse dovuto gran parte del suo successo, perchè “il modo di apparire poteva essere una dichiarazione di identità.” Una creatura di periferia, quasi soprannaturale, che ha saputo viaggiare attraverso il tempo, con la sua aura di eroe distaccato dalle cose del mondo e con il suo tipico modo tutto inglese di non prendere le cose molto sul serio.


Pubblicato da Antonella Colaninno  

Nessun commento:

Posta un commento