Nudo di donna EGON SCHIELE















lunedì 4 luglio 2011

PALAZZO MADAMA TORINO E LA RICOSTRUZIONE DEL PRIMO SENATO.



Per chi volesse essere deputato per un giorno e sentirsi, se pur nella finzione, pioniere del primo Parlamento italiano, può prendere posto a Palazzo Madama di Torino nell’aula del primo Senato, ricostruito in occasione dei festeggiamenti dell’Unità d’Italia. L'emozione è garantita, tra rievocazione storica e partecipazione.La ricca scenografia è stata realizzata dal Teatro Regio, con un percorso multimediale di immagini della storia del Senato, di suoni e voci dei senatori e“tre importanti discorsi di Vittorio Emanuele II, Cavour e d’Azeglio e, a cadenza mensile, nove dibattiti parlamentari”. Sugli scranni è possibile trovare ulteriore materiale per la conoscenza della storia, mentre all'interno, è prevista anche un’area creativa con giochi e spazi dove colorare e disegnare.

Il 2 aprile 1860, Vittorio Emanuele II pronuncia il Discorso della Corona in occasione della inaugurazione del Parlamento "[...] l'Italia non è più l'Italia dei Romani, nè quella del Medioevo: non deve essere più il campo aperto alle ambizioni straniere, ma deve essere bensì l'Italia degli italiani".


Camillo Cavour, presidente del Consiglio dei Ministri, il 9 aprile 1861 interviene in Senato sui rapporti dello Stato con la Chiesa Cattolica. "Noi proclamiamo, o signori, il principio della separazione della Chiesa dallo Stato, il principio della libertà della Chiesa, il principio della libertà religiosa". 

Il 3 dicembre 1864, il senatore Massimo d’Azeglio si pronuncia circa il trasferimento della capitale da Torino a Firenze. “Le nazioni si governano bene e fioriscono quando le conducono uomini onesti, di carattere fermo e sensato…se invece le conducono uomini di poco carattere e meno giudizio, mettete il governo a Torino, a Roma, a Firenze, o dove volete, sempre s’andrà di male in peggio”.

Discorsi ormai lontani, se paragonati all'odierno orientamento della politica italiana, che sembrerebbe voler tornare indietro nel tempo, agli albori di una vicenda italiana preunitaria.

Palazzo Madama fu dal 1848 la sede del Senato Subalpino poi diventato primo Senato del Regno d’Italia dal 1861 al 1864. L’8 maggio del 1848, Ernest Melano fece allestire la prima aula del Senato a perimetro rettangolare, per dividere nettamente la destra dalla sinistra. Nel 1859, l’aula si trasformò in una sorta di anfiteatro poiché divenuta insufficiente in seguito all’annessione della Lombardia e dei ducati. L’aula fu dichiarata monumento nazionale nel 1866 e smontata nel 1927 per ridare l’originaria configurazione settecentesca all’edificio.

UN PO’ DI STORIA…

Lo Statuto Albertino (1848 - 1948), concesso da Carlo Alberto al Regno di Sardegna, fu la prima forma di costituzione e rappresentò la nascita di un sistema costituzionale. Il sistema di rappresentanza del Parlamento fu bicamerale ed istituì due nuovi organi: la Camera dei Deputati e il Senato, formati da soli uomini. I Deputati erano votati da elettori maschi di età superiore ai 25 anni, sino al 1946 quando le donne poterono essere elette e andare a votare. I Senatori, di età non inferiore ai 40 anni, erano nominati dal re e lo erano a vita; venivano scelti nell’ambito di categorie precise come le alte cariche della Chiesa, militari, ambasciatori, …Alcuni di essi furono magistrati, come Cesare Alfieri di Sostegno, Carlo Cadorna, Giuseppe Manno; economisti come Antonio Scialoja; scrittori come Massimo Tapparelli d’Azeglio e Alessandro Manzoni, o l’intellettuale Gino Capponi.

 
Scritto da Antonella Colaninno



Dal 16 marzo 2011 all’8 gennaio 2012
Palazzo Madama, Sala del Senato
Piazza Castello, Torino



domenica 3 luglio 2011

PALAZZO CARIGNANO Gli appartamenti barocchi e la pittura del Legnanino





                                            
In occasione delle celebrazioni per l’Unità d’Italia, Torino inaugura nuovi percorsi espositivi. Palazzo Carignano (1679/1684), progettato da Guarino Guarini, e noto per essere stato la sede del primo Parlamento italiano, riapre dopo oltre mezzo secolo gli appartamenti barocchi che ospitarono lo studio del conte di Cavour, l’Appartamento di Mezzogiorno o dei Principi, con le sue boiseries e gli specchi, l’Appartamento di Mezzanotte, lo scalone monumentale che conduce al Parlamento Subalpino, i sotterranei e le scale elicoidali su piazza Carignano. In questi ambienti, considerati tra gli esempi più insigni del barocco europeo, a partire dal 20 marzo è possibile visitare la mostra dedicata a Stefano Maria Legnani detto il Legnanino (1661 – 1713), autore della gran parte degli affreschi del palazzo, degli affreschi della cappella della Congregazione dei Banchieri e dei Mercanti e di Palazzo Barolo. 

Artista tra i più famosi del suo tempo, fu attivo tra Bologna, Milano e Roma dove conobbe tra l’altro, Carlo Maratta. La mostra ospita circa una trentina di opere provenienti da chiese, palazzi e musei italiani attribuite a Legnanino, a Carlo Maratta (Fuga in Egitto), ad Andrea Pozzo e Daniel Seiter (pala per la chiesa torinese di Santa Cristina). La mostra sarà visitabile sino al prossimo 26 giugno.


Scritto da Antonella Colaninno



Palazzo Carignano
Via Accademia delle Scienze, 5 Torino
dal 20 marzo al 26 giugno 2011

MARISA MERZ NON CORRISPONDE EPPUR FIORISCE


                                             


Alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia le figure mistiche e misteriose di Marisa Merz raccontano le suggestioni di un mondo al femminile. Storica compagna di Mario Merz, Marisa è stata interprete negli anni Sessanta dell’Arte Povera attraverso un linguaggio arcaico e personalissimo fondato sul minimalismo dell’idea progettuale. Stoffa, cera, fili di metallo, argilla sono i materiali utilizzati dalla Merz in sintonia con l'idea poverista del movimento tra i più importanti del secondo Novecento. Nata a Torino nel 1931, la Merz ha esordito nel 1966 con le sue sculture di lamine di alluminio in una personale nel suo studio di Torino e nel 1968 nella collettiva Arte Povera + Azioni Povere a cura di Germano Celant. Nel 2001 è stata insignita del Premio alla Carriera alla Biennale di Venezia.  

La mostra interpreta negli allestimenti, il progetto della Fondazione Querini, quello di ripensare gli spazi attraverso uno sguardo sulla contemporaneità, nel rispetto della propria storia e delle collezioni. Le opere della Merz creano un flusso di comunicazione con le opere esposte nelle sale. I volti, espressione di una fisionomia interiore, raccontano la tematica del non finito, l’evanescenza dell’essere nella mutevolezza del suo apparire, e l’astrazione come condizione sublime della propria rivelazione. Ciò che conta è la dimensione unica e inequivocabile di se stessi oltre i limiti di uno spazio predefinito. E' la leggerezza che si svuota del peso della materia nelle scarpe in filo di nylon esposte nelle teche di vetro che chiudono il percorso espositivo. Il progetto Merz vede coinvolte oltre alla Fondazione veneziana, anche la Fondazione Merz di Torino e la Fondazione Hangar Bicocca di Milano. 

Scritto da Antonella Colaninno

Fondazione Querini Stampalia Onlus
Campo Santa Maria Formosa
Castello, Venezia
a cura di Chiara Bertola
dal 1 giugno al 18 settembre 2011






KARA WALKER a negress of noteworthy talent


                               

A negress of noteworthy talent è una lettura scenografica e dichiaratamente antirazzista della violenza, raccontata tra crudeltà e poesia, dal taglio, suo malgrado, indiscutibilmente femminista. “«per lungo tempo il femminismo ha ignorato le donne nere. Quando è cominciata la battaglia per il diritto al lavoro – non quella attuale per la parificazione dei compensi, proprio la prima lotta perché alle donne fosse permesso di lavorare fuori casa – le donne di colore in realtà stavano lavorando già da secoli: lavoravano per le donne bianche».

Il lavoro della Walker è una ricostruzione in bianco e nero della guerra civile americana perchè "la comprensione della verità filtra attraverso le ombre." Silouhette di carta e di acciaio ritagliate a mano danno vita a un racconto che suscita stupore ma che inquieta per la violenza esplicita del suo messaggio, perchè ricorda la lotta tra bene e male, quella tra bianchi e neri, quella creata sul sottile filo dell'erotismo tra uomo e donna che genera conflitto tra potere e purezza, tra la supremazia della forza e la fragilità della paura.
“Schiavitù, stupri, sodomie, maternità sanguinolente, immagini di tortura, degradazione". La violenza diventa più ripugnante quanto maggiore è l’ingenuità nel non comprendere il dramma del proprio destino.
Una serie di disegni, installazioni, video e incisioni raccontano significati universali ma profondamente personali: «Io non parlo per tutte le donne, ma per me, e anche quello a fatica. L'unica chiave è la mia psiche, non c'è una chiave femminista», “[…] così anche oggi c'è chi non vede né la propria schiavitù né la sofferenza degli altri», afferma la Walker.

Un mondo nel quale però, se pur in bilico tra realtà e inconscio, è previsto un riscatto, così che lo schiavo diventa oppressore, la vittima carnefice, l’ignoranza emancipazione. La tratta degli schiavi diventa inoltre metafora di altri pregiudizi, che reprimono l’identità femminile sotto forma di aggressione culturale e violenza fisica, che nascondono la paura per ciò che è diverso e negano il rispetto di ogni valore antropologico. “Sono forme di negazione esistenziale, segregazioni che agiamo e subiamo spesso inconsapevolmente, perché si muovono in strati sommersi del nostro essere, come radici corrotte” (Olga Gambari).

“Un oceano che si fa persona e inghiotte degli uomini marchiati con la parola «black», che poi scivolano dentro un lungo intestino e vengono espulsi come feci; un amplesso omosessuale (che ha più a che fare con il potere che con il sesso) tra uno schiavo nero e il suo padrone bianco; neonati gettati via in una pozza di sangue non appena venuti alla luce”.
   
 
Scritto da Antonella Colaninno

A negress of noteworthy talent. KARA WALKER

dal 25 marzo al 3 luglio 2011

a cura di Olga Gambari
Fondazione Merz

Via Limone, 24 Torino.














giovedì 30 giugno 2011

"IL PIU' BEL PAESE DEL MONDO" LA BELLA ITALIA ARTE E IDENTITA' DELLE CITTA' CAPITALI






“Venaria è già l’Italia: “camera con vista” sul miracolo di arte, vita e natura armoniosamente coniugate. Inizia qui il Belpaese. Chi, come Stendhal, continuerà il viaggio lo incontrerà ancora nelle ville del Brenta e in piazza San Marco a Venezia, a Palazzo Pitti di Firenze e a villa Borghese di Roma, nella Reggia di Caserta e nella Strada Nuova di Genova, nei Palazzi di Milano, nelle chiese di Bologna, a Capodimonte di Napoli, nella Parma di Correggio e di Parmigianino, di fronte ai mosaici di Ravenna, nella Cappella Palatina di Palermo”. (Antonio Paolucci).


“L’Italia è il più bel Paese del mondo”; lo sapeva Stendhal, lo avevano dichiarato tanto tempo prima (1581) Egnazio Danti e papa Gregorio XIII Boncompagni nella Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano, lo avevano sperimentato i viaggiatori del Grand Tour da Montaigne al Presidente de Brosses, da Cervantes a Goethe. Ne erano coscienti gli italiani all’appuntamento del 1861. (Antonio Paolucci).


L’Italia è il “più bel paese del mondo” e non lo è certo per retorica, basta guardarsi intorno nelle Scuderie Juvarriane della Venaria Reale per comprenderlo, per chi ancora, non se ne fosse accorto. E’ l’Italia questa volta a raccontare la storia delle sue città capitali “preunitarie”attraverso i capolavori d’arte delle scuole che le hanno rappresentate e che ancora oggi sono le grandi specificità storiche delle “differenze”del nostro Paese. Del resto, Giuseppe Galasso ricorda ciò che Metternich affermava: “L’Italia? Un’espressione geografica.” Una varietà di aspetti culturali nelle tante storie di “Italie”nelle quali gli Stati regionali avevano accolto l’eredità dei Comuni sotto una dinastia. Si parla di “anomalia italiana” rispetto alla storia europea, proprio per quella sua frammentazione così variegata da far pensare a molte Italie. Giuseppe Galasso sostiene che “[…] storia nazionale e storia dello stato nazionale sono processi storici differenziati[…] per l’assoluta precedenza che la formazione della nazione presenta rispetto al sorgere dello stato nazionale”. “Le nazioni rappresentano l’imprescindibile premessa e l’indispensabile condizione del sorgere non solo dello stato, bensì anche dell’idea e dello spirito nazionale quali si sono via via sviluppati nell’ambito degli stati nazionali”. Esiste cioè una differenza sostanziale tra nazionalità e nazione, tra “nazione sentita” e “nazione voluta”. “Le nazioni sono formazioni storiche che si determinano nella storia e nella storia crescono, si affermano, si modificano, si trasformano oppure sopravvivono”.

Le 360 opere in mostra presso le Scuderie Juvarriane ripercorrono la storia artistica delle varie capitali e, attraverso questa, la storia degli eventi che ne hanno determinato l’unicità dei destini.
Il percorso espositivo si apre con la sezione dedicata a Roma antica, cuore dell’impero e della Cristianità con i suoi simboli rappresentativi del potere politico e religioso. L’Afrodite accovacciata (II sec. d.C.) in marmo bianco è l’opera scelta per illustrare la copertina del catalogo, un’opera acquistata dai Musei Vaticani nel 1779 e ritrovata soltanto nel 1760. Splendide immagini dei fasti della Roma antica sono illustrati nella Veduta di Piazza Navona di Andrea Locatelli (Roma, 1695-1741) e nelle acqueforti della serie le Vedute di Roma di Giovan Battista Piranesi (Venezia, 1720 – Roma, 1778). I busti in marmo e in bronzo da Giulio Cesare agli imperatori Adriano e Marco Aurelio, rappresentano invece una carrellata sui personaggi che hanno reso grande la storia di Roma. Tre bellissimi esemplari di triregni datati al XIX secolo in velluto bianco, oro, perle, paste vitree e pietre dure arricchiscono questa sezione della mostra, sottolineando il ruolo centrale del Papa e della Chiesa nella storia.
Proseguendo in questo viaggio tra le città capitali, Firenze celebra la sua centralità nello sviluppo della lingua e nella fioritura delle arti, grazie al mecenatismo dei Medici e all’imporsi degli studi scientifici con Galileo, a partire dal XVII secolo. Paolucci ricorda l’importanza degli Uffizi quale primo Museo moderno d’Europa e della città che, per prima al mondo, ha dato i natali all’Accademia delle Arti e del Disegno, “per volontà di Giorgio Vasari”. Gli affreschi di XV secolo di Andrea del Castagno (Castagno1421 –Firenze, 1457), provenienti dalla Galleria degli Uffizi rappresentano le personalità letterarie di Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, mentre gli oli su tavola della metà del XVI secolo di Luigi Fiammingo (Firenze, metà del XVI secolo) e Agnolo Bronzino (Firenze, 1503-1579) ritraggono rispettivamente, Lorenzo il Magnifico e Cosimo I de’ Medici in armatura (1550 ca.). La bellissima Fiasca con catena in lapislazzuli, oro e rame (1583-84) di Jaques Bylivelt (Delft, 1550 - Firenze, 1603) su disegno di Bernardo Buontalenti, è un prezioso manufatto di arte applicata che arricchisce la ricca carrellata di opere della sezione fiorentina. A seguire, la lunetta di Giusto Utens (? – Carrara, 1609) con la Veduta di Palazzo Pitti (1598 - ’99) e in chiusura, l’opera di Odoardo Borrani (Pisa, 1833 – Firenze, 1905) intitolata Il 26 aprile 1859 in Firenze (1861), un omaggio ai 150 anni dell’Unità d’Italia, opera tra l’altro, esposta alla mostra 1861. I pittori del Risorgimento, presso le Scuderie del Quirinale.

Venezia è l’altra grande città capitale, porta d’oriente e madre di quella scuola veneziana di cui fecero parte Tiziano, Canaletto, Giambattista Tiepolo, Bernardo Bellotto e lo scultore architetto fiorentino Jacopo Sansovino che fu il “massimo architetto”della Repubblica di Venezia. “Come ben avvertì …il Vasari, quando parla di pittura “senza disegno”. In realtà la pittura veneziana del ‘500, fondata com’è sulla supremazia dei valori cromatici e luminosi, può ridurre al minimo, anche dal punto di vista tecnico, l’importanza di quella struttura concettuale di base che è il disegno”. Il vedutismo decadente di Francesco Guardì (Venezia, 1712 – 1793) nell’Isola di San Giorgio Maggiore con la punta della Giudecca (1770 – 1774) contrasta con il tecnicismo atmosferico di Canaletto (Venezia, 1697 – 1768) nelle opere Il molo del Bacino di San Marco e L'ingresso del Canal Grande con la basilica della Salute. Il Leone marciano “andante” (1516) di Vittore Carpaccio (Venezia, 1465 – 1526 ca.) si erge a simbolo della città e del suo patrono, l’evangelista Marco. Seguono i ritratti di Tiziano (Pieve di Cadore, 1488 ca. – Venezia, 1576), Ritratto di Pietro Aretino e di Tintoretto (Venezia, 1518/19 – 1594) Ritratto del doge Alvise Mocenigo, le raffinate atmosfere teatrali di Pietro Longhi (Venezia, 1701 – 1785) con L’indovina (1752) e Il ciarlatano (1757) e i gessi di Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822) Venere e Marte, 1816 e la Elisa Baiocchi Bonaparte (1812-’13). Chiude la sezione dedicata a Venezia un’opera commemorativa dei 150 anni dell’Unità d’Italia di Napoleone Nani (Venezia, 1839 – Roma, 1899) intitolatra Daniele Manin e Niccolò Tommaseo liberati dal carcere e portati in trionfo in Piazza San Marco (1876), anche questa esposta presso le Scuderie del Quirinale in occasione della mostra 1861.I pittori del Risorgimento.

Milano è il “luogo di fusione e di sintesi”. E’ la città di Bernardino Luini, Leonardo, Morazzone, dei Procaccini. E’ la città degli Sforza e dei Borromeo, delle chiese, del Duomo e del Cenacolo di Leonardo che qui, porta il suo linguaggio di matrice toscana. Un San Sebastiano (1475-’80) in marmo attribuito all’ambito di Giovanni Antonio Piatti (seconda metà del XV secolo) mostra un plasticismo ancora legato alla tradizione gotica, mentre l’Adamo con il piccolo Abele (1502) di Cristoforo Solari Milano, (1468/70 – 1524) riprende il linguaggio della scultura classica innestato su una libertà espressiva di gusto spiccatamente moderno. Stessa modernità e scioltezza di movimento si ritrovano nell’affresco di Vincenzo Foppa (Bagnolo Mella, 1427 ca. – 1515 ca.) Madonna con il bambino, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista o “Madonna col tappeto” (1485). Una nuova espressività intimista e al tempo stesso comunicativa si coglie nelle opere lombarde di questo periodo, a cui si affianca lo studio di una nuova luminosità. Il vigore del busto in bronzo di Napoleone I (1809- ’10) di Antonio Canova contrasta con la delicatezza delle peculiarità intellettuali del ritratto di Alessandro Manzoni (1834 – ’35) di Giuseppe Molteni, (Affori, 1800 – Milano, 1867) e Massimo Tapparelli d’Azeglio (Torino, 1798 – 1866). Infine il celeberrimo Il bacio (1861) di Francesco Hayez (Venezia, 1791 – Milano, 1882), “nella versione esposta all’Esposizione universale di Parigi del 1867 eseguita[…] nell’anno dell’unificazione nazionale, due anni dopo l’esemplare della Pinacoteca di Brera”nella quale la donna indossa un abito di colore bianco rispetto alla versione nella quale indossa l’abito azzurro.

Il nostro viaggio tra le capitali d’Italia attraversa anche il Ducato di Parma e Piacenza, creato nel 1545 da Alessandro Farnese poi divenuto papa Paolo III e passato successivamente, dai Farnese, sotto il dominio dei Borboni. A Parma giunse Correggio che, insieme a Francesco Mazzola detto il Parmigianino, rappresentò lo stile pittorico della scuola di quest’area emiliana, caratterizzata da una grazia formale e dallo studio dei valori illusionistici. Ferrara è l’altro centro emiliano di respiro europeo grazie alla presenza di artisti quali Andrea Mantegna, proveniente dall’area veneta, il genovese Leon Battista Alberti, Cosmè Tura e il toscano Piero della Francesca, ma anche di letterati come Ludovico Ariosto e Torquato Tasso. Altra città importante sarà Modena, per la magnificenza della sua galleria di Palazzo Ducale. Tra le opere di questa sezione il busto in marmo di Francesco I d’Este (1650 – ’51), realizzato da Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 1598 – Roma, 1680) e La schiava turca (1532) di Parmigianino (Parma, 1503 – Casalmaggiore, 1540).

Bologna con la sua università è un ennesimo volto della pluralità culturale dell’Italia preunitaria e delle vicende artistiche del Correggio, di Guido Reni e dei Carracci; è il richiamo ad una classicità intrisa di sensuale erotismo, come nel Bacco (1590) e nella Flora (1592) di Annibale Carracci (Bologna, 1560- Roma, 1609) e nell’Amor sacro e amor profano (1622 – ’23) di Guido Reni (Bologna, 1575 – 1642).

Genova fu repubblica marinara e città di banchieri, “i cui capitali venivano sempre reinvestiti in beni fondiari o nell’acquisto di feudi soprattutto nell’Italia meridionale”. La costruzione di Strada Nuova è l’impresa edilizia più importante della città a cui lavorò come pittore Perin del Vaga con la supervisione delle famiglie che qui risiedettero: i Pallavicini, i Lomellino, i Grimaldi e gli Spinola. Un'impresa notevole di cui Peter Paul Rubens ci ha lasciato testimonianza nei suoi disegni. La ricchezza della città è rappresentata nell’opulenza di uno stile ricco di elementi decorativi dove è forte il valore espressivo, come nel Giovane gentiluomo della famiglia Spinola (1621 – ’22) di Antoon Van Dyck (Anversa, 1599 – Londra, 1641). L’elemosina di San Lorenzo (1615 – ’20) di Bernardo Strozzi (Genova, 1581/1582 – Venezia, 1644) e la Giovanna Spinola Pavese (1606) di Peter Paul Rubens (Siegen, 1577 – Anversa, 1640).


Torino è città di straordinaria eccezionalità artistica dove i talenti locali si uniscono agli artisti fiamminghi che qui si stabilirono per un certo periodo di tempo. Juvarra con le sue architetture è l’artista che esprime la grandezza dei Savoia; a lui, saranno commissionati i progetti più autorevoli di architettura presenti sul territorio e che rappresentano un patrimonio di inestimabile valore storico artistico: la Palazzina di Caccia di Stupinigi, Palazzo Madama, la Basilica di Superga, la Venaria, il Castello di Rivoli, la Chiesa della Consolata, solo per citarne alcuni. Tra le opere in sezione, Il principe Tommaso di Savoia Carignano (1634) di Antoon Van Dyck, L’Annunciazione (1623) di Orazio Gentileschi (Pisa, 1563 ca. – Londra, 1647), la Veduta di Torino dal lato del Giardino reale (1745) di Bernardo Francesco Bellotto (Venezia, 1722 – Varsavia, 1780), il Trionfo di Mardocheo (1734) di Francesco Monti (Bologna, 1685 – Bergamo, 1768) e, tra gli oggetti di arte applicata La mazza della Facoltà di Giurisprudenza (1809), in argento cesellato e dorato realizzata da Angelo Boucheron (documentato dal 1766 – Torino, 1859) su disegno di Lorenzo Pèceux.

Chiudono questo viaggio nell’arte del Bel Paese le sezioni dedicate a Palermo e a Napoli, città che si sono caratterizzate per la eterogeneità degli aspetti culturali.

Palermo, città normanna e araba, ma anche città di quella grande stagione Liberty legata al nome di Ernesto Basile e della celebre famiglia di industriali Florio (donna Florio è ritratta nel famoso dipinto di Giovanni Boldini), dalla cui collezione proviene il tessuto ricamato con fili di seta e inserti di corallo, ispirato nel disegno alla Sala di Ruggero del Palazzo Reale. Anche in questa sezione non mancano riferimenti all’Unità d’Italia chiaramente espliciti ne I vespri siciliani (1864 – ’65) di Michele Rapisardi (Catania, 1822 – Firenze, 1886) e in Garibaldi a Palermo (1860 – ’62) di Giovanni Fattori (Livorno, 1825 – Firenze, 1908).

Infine Napoli, città preferita dal Grand Tour, dove fanno da protagonisti Luca Giordano (Napoli, 1634 – 1705) con Elemosina di San Tommaso da Villanova, 1658), Caravaggio e Antonello da Messina (Messina, 1430 ca. – 1479) con l'Annunciata, (1447 – ’50). Tra le opere commemorative dell’Unità, Le stragi di Altamura (1863) di Michele Cammarano (Napoli, 1835 – 1920), Gli iconoclasti (1855) di Domenico Morelli (Napoli, 1823 – 1901) e I figli del popolo di Gioacchino Toma (Galatina, 1836 – Napoli, 1891).

Scritto da Antonella Colaninno


La bella Italia.
Arte e identità delle città capitali.
Reggia di Venaria, Scuderie Juvarriane
17marzo – 11 settembre 2011
Firenze, Palazzo Pitti

11 ottobre 2011 – 12 febbraio 2012










mercoledì 22 giugno 2011

PAUL STRAND, WALTER ROSENBLUM E PIERPAOLO MITTICA. LA FOTOGRAFIA IN MOSTRA A VILLA BRANDOLINI TRA ARTE E DENUNCIA SOCIALE.


                                          Foto di Paul Strand
                                          Foto di Walter Rosenblum


In un articolo pubblicato recentemente sul Fatto Quotidiano, Grazia Lissi dedica un articolo a una bipersonale fotografica ospitata presso Villa Brandolini a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso. “Strand e Rosenblum-Corrispondenze Elettive”; e “L’eredità di Chernobyl” di Pierpaolo Mittica. Due mostre e tre fotografi a confronto, per un arco cronologico che comprende tre generazioni, ognuna rivolta con il proprio sguardo alla poetica della solitudine e dell’umana fragilità,  in cui l’estetica incontra l’impegno sociale e la denuncia ai mali della follia contemporanea. Walter Rosenblum (New York, 1919) racconta le periferie desolate di New York dove il contrasto con l’innocenza e la povertà si fa più stridente. Le scarne visioni in bianco e nero delle terre devastate da Chernobyl di Pierpaolo Mittica (Pordenone, 1971) riflettono sui disastri nucleari, mentre la mimesis fotografica di Paul Strand (1890 – 1976), con il suo realismo introspettivo, ricorda nel taglio e nell’analisi psicologica l’artista americano Edward Hopper. Gli artisti sono legati tra loro dalla passione per una ricerca fotografia che unisce arte e politica e da un’amicizia umana e professionale, Rosenblum è stato anche il maestro di Pierpaolo Mittica, autore di questo straordinario reportage fotografico nei luoghi della disperazione dove “Chernobyl è appena iniziata”. 

Qui la quotidianità resta solo uno spettro di una comunità ormai al tramonto. “La mostra è stata voluta dal Chernobyl National Museum di Kiev per ricordare il ventennale del disastro”.



Scritto da Antonella Colaninno


Dal 12 giugno al 28 agosto 2011
Villa Brandolini
Pieve di Soligo (Treviso)



sabato 11 giugno 2011

ASPETTANDO LA BIENNALE DI VENEZIA



ILLUMInazioni è il titolo scelto dalla curatrice per questa 54 edizione della Biennale d'Arte, un’associazione di parole che sottolinea l’importanza di un confronto tra i paesi e di una democrazia dell’arte. Con Bice Curiger quest’anno la Biennale ritorna in Svizzera a Zurigo, sulla scia  di quel lontano 1999 e poi ancora del 2001quando Harald Szeemann (Berna 1933, Tegna 2005) fu scelto alla guida della 49a edizione della kermesse veneziana. La luce è ciò che illumina, che conduce alla conoscenza la ricerca intellettuale. Una visione dell’arte che certo recupera l’importanza della luce quale fattore indispensabile nello studio della spazialità e dei valori plastici, ma che non dimentica la sua dimensione umana e spirituale. Illuminazione è soprattutto l’idea che porta al processo creativo nel quale ogni visione rappresenta le tre E di Estasi, Estetica ed Empatia. L’arte è “un’esperienza illuminante”, “un’epifania”, un momento di riflessione e di “approccio al mondo esterno”, “[...] in un’epoca in cui il nostro senso di realtà è profondamente messo in discussione da mondi virtuali e simulati”. Il 4 giugno i Giardini e l’Arsenale apriranno le porte ai visitatori tra opinioni e punti di vista polemiche e consensi. Sembra che il mondo dell’arte stia riscoprendo una dimensione tutta al femminile se pensiamo anche alla progettualità in architettura che porta la firma di Odile Decq e Zaha Hadid per i nuovi edifici museali romani, il MACRO e il MAXXI. Un aspetto lusinghiero per chi, come me, crede nelle potenzialità della donna e auspica “quote rosa” nel management culturale, dalla gestione dei musei, ai progetti curatoriali, per uno sviluppo di tutte quelle strutture declinate ad assenza di servizi che potrebbero essere reintegrate, senza dimenticare inoltre gli aspetti più strettamente creativi e intellettuali della ricerca artistica.
Attendiamo anche l’apertura del Padiglione Italia curato da Vittorio Sgarbi e allestito dall’architetto Benedetta Miralles, che quest’anno ha un titolo provocatorio “L’Arte non è cosa nostra”, una tematica già alquanto discussa che ha sollevato non poche polemiche. All’interno degli spazi espositivi sarà allestito anche il Museo della Mafia portato da Salemi all’Arsenale di Venezia. Aspettiamo l’apertura per il prossimo 4 giugno dandoci appuntamento prossimamente per scambi di opinioni e di commenti.

Scritto da Antonella Colaninno